Ma sto divagando. Dicevo che la scorsa settimana sono accaduti fatti storici. Il più importante è stato senza dubbio la memorabile mangiata che mi sono fatto la sera di martedì 17 febbraio, propiziata dalla combinazione astrale di due eventi contingenti. Il primo è stato l'affermazione del mio coinquilino nelle elezioni regionali di Sardegna, cosa che lo entusiasmò al punto da convincerlo a festeggiare con un agape favoloso a base di specialità dell'isola, in cui fra tutte le pietanze troneggiarono dei fenomenali porcetti arrosto. Era carne tenerissima, insaporita da un'eterea e diffusa essenza di grasso che la rendeva succulenta nella sua leggerezza; un sogno, una poesia da far desiderare nuove elezioni in Sardegna ogni mese. Io già avevo affondato il mio muso nei fumi della scodella quando una telefonata improvvisa interruppe la cena degli umani prima che potessero iniziarla. Era un amico del PD che annunciava al mio coinquilino il secondo, decisivo evento di quella serata indimenticabile: le dimissioni di Veltroni.


Ma proprio mentre il mio balio si rallegrava, Telesina sbiancò in volto e si battè una mano in fronte. "No! No! No!" urlò questo signore solitamente pacato. Tutti si girarono a guardarlo. Al tavolo c'erano gli amici di sempre: Cicchitto e Publio Fiori, legati al mio compagno da uno scanzonato passato di gioventù, e Dell'Utri e Schifani, per il mio coinquilino una vera e propria famiglia allargata. Gli sguardi interrogativi imploravano il saggio Telesina per una spiegazione. Costui si ricompose; con soave maniera disgiunse la mano dalla fronte e la nascose sotto il tavolo. Poi, con altrettanta morbidezza volse la testa in direzione del telefono, che proprio in quel momento squillò. "Eccovi la risposta", pronunciò con la ieraticità di un oracolo. Intanto il mio palato stava dando l'addio all'ultimo boccone di porcetto.
"Pronto?", rispose il mio amico. "Ah, dottore... è lei... ah sì... ecco no, siamo qui... stiamo festeggian... sì, no, sì, certamente... abbiamo sentito, sì... Velt... dunque, qui ci sono i nostri amici... sì, gli amici amici... va bene, attivo subito il viva voce". Il mio compagno, deglutendo, disse: "È il dottore". Gli sguardi precipitarono a terra. "Forse è meglio che ci accomodiamo di là". La frase giunse alle mie orecchie come musica. Sul tavolo, intatta carne di porcetto fremeva di gustosità. In un attimo la sala da pranzo si svuotò: era tutta mia. Iniziò lì, mentre dal salotto accanto rimbalzava la voce del dottore, un'avventura di sapore senza eguali. Dal mio cuore, un angolo di riconoscenza volò al popolo sardo, a stalking Walter e al dottore.
Mentre si consumava la storica abbuffata, il dottore rispiegava per la centesima volta le regole base di un gioco molto importante, che il mio coinquilino e tutto il suo clan prendono molto sul serio. Il gioco, che si chiama "The Democratic Rebirth Game", è una competizione, pensata per una squadra di governo italiano, che consiste nel realizzare il maggior numero di prove prescritte da un regolamento. Il "dottore" è l'arbitro del gioco, che giudica i progressi della squadra e le conferisce o le sottrae punti a seconda del numero delle prove superate e fallite. Il dottore può anche intervenire direttamente per aiutare una squadra in difficoltà, in caso che una prova importante abbia cattivo esito. E così fu quella sera. Forse a qualcuno amante di complessi giochi di società può interessare conoscere qualche dettaglio. Riporto allora sotto la telefonata fra il dottore e il mio amico dato che, come detto l'ultima volta, non c'è speranza che si possa leggere sui giornali.
"Che mminghia shta succedendo, me lo volete spiegaje, ah?"
"Dottore... si riferisce forse a... l'amico Veltroni..."
"Che mminghia ji facishte a chistu povejo Velcioni, eh? Ma alloja non avete capito una bella mminghia!"
"Ehr..."
"Andate subbito a prendeje illo jegolamento, che mmi sto ingazzando!"
"Un momento... ecco... sì, ci siamo, abbiamo il regolamento davanti agli occhi."
"Andate al capitolo pjocedimenti"
"...come... pioge..."
"Che? Po culo mi pjendi?"
"Ah no, ecco, qui gli amici prontamente mi segnalano il capitolo: PROCEDIMENTI, certo, eccolo qui. Bel capitolo, davvero molto bello e scritto anche molto bene."
"Shtai zitto e leggi. Leggi il punto 1d e cialascia le parendesi."
"Dov... ah è questo? Va bene... ehm ehm. Dunque: in caso di risposta negativa usare gli strumenti finanziari stessi per l'immediata nascita di due movimenti: l'uno, sulla sinistra, e l'altro sulla destra."
"Lo vedi che c'è shcritto? Due movimenti. Non uno solo, due! Allora, la vogliamo la demograzia in chistu Paesi o no? La volgiamo daje chista demograzia au popolu o vogliamo faje tutto da soli? Lo sai come finiscono quelli che tutto da soli vogliono faje? Ti dice qualcosa piazzale Lojeto?"
"Sì certo dottore è un piazzale di Milano, ma... io cosa posso fare... non... gli Italiani scelgono liberamente... mi amano..."
"Libejamende un corno! Mo' ci shtai scassando con tutte ste televisioni che ttieni solo pettìa. Devi garantije la sopravvivenza dell'alcio pajtito, lo capiscisti? Sennò mica demograzia è. È dittatuja, e la dittatuja non dura!"
"La ditta... mia?"
"Mminghia. Chistu proprio scimunito è. Marcelluzzo, Gianninu, che state lì?"
"Sì dottore, l'ascoltiamo."
"Glielo spiegate voi, per favoje, che io mi sto molto ingazzando."
"Sì dottore, non si preoccupi, sistemiamo tutto."
Clic.
Proprio in quel momento uscii dalla cucina leccandomi i baffi. Il grande gioco li aveva conquistati tutti come al solito, ed erano così concentrati a discutere le nuove mosse che si dimenticarono di mangiare. Mi ritirai sulla mia poltrona preferita e sognai la Sardegna.
Nessun commento:
Posta un commento