lunedì 7 dicembre 2009

Papi sotto assedio

Settimana intensissima, questa, col mio convivente che è apparso e scomparso dalla casa come un vecchio fantasma dolente, spinto da un'ansia di fuga da tutto e da tutti. Almeno prima c'erano le mercenarine a escortarlo pazienti nei nostalgici voli a ritroso della sua demenza senile, e le serate passate a sgranare rosari di foto di Bush e a macerarsi coi video delle sue barzellette ufficiali ai vertici del mondo agivano su di lui come un calmante. Ora invece che si è imposto una condotta morigerata in patria (anche per evitare che la stampa comunista inculchi nel giudice che si occupa del suo divorzio il fantasiosissimo teorema che lui sia un puttaniere), non gli resta che sfogare i suoi idraulici ardori menando la pompetta all'estero.

E infatti questa settimana di passione è incominciata con il viaggio in Bielorussia, che per il suo orologio mentale fermo al 1963 deve essere ancora meta di un turismo sessuale a buon mercato. Per fortuna a casa nostra si trovava il varano, per adempiere gli obblighi sociali di accompagnamento anziani megalomani nei quali gli sono stati commutati gli ultimi mesi di pena. È stato lui che, vedendo papi dimenare furiosamente i lombi nel tentativo di chiudere una valigia stracolma di penne biro su cui si era seduto, lo ha bloccato. "Ahó, te devi convince 'na bona vorta che 'sti cazzo de communisti nun ce stanno ppiù. Se so' convertiti tutti! È fi-ni-ta! E caccia 'sta penna che nun te serve a gnente! Portate du assegni piuttosto che tutto er monno è paese e li paradisi dell'este ando annavamo da ggiovani a scopà in cambio de du bbiro se li è magnati 'a globalizzazzione".

È crudele far rimpiombare un vecchio nostalgico nella realtà prosaica del giorno d'oggi; è addirittura sadico se nel farlo si usa il vernacolo. Ma, come dice il varano: "quanno ce vo' ce vo'". E così per la missione nella Russia Bianca papi è partito con la valigia vuota e il portafogli gonfio. Due giorni dopo avrebbe riportato a casa la stessa valigia ma zeppa di documenti ingialliti del KGB, cortesemente donatigli dal tiranno Lukaschenko, il post-comunista schifato da tutte le cancellerie del mondo ma leccato avidamente dal mio coinquilino, che a furia di lisciare Putin e Gheddafi ormai ha meno papille gustative di un esapode.

A dire il vero la notizia dell'importazione dei dossier comunisti aveva preceduto il ritorno del mio ancello domestico, mandando in fibrillazione più di un amico del PD. Telesina si era dovuto prendere un giorno a casa per sedare gli animi via telefono:


* DRIIIN *
- Pronto?
- ...
- Baffino, ciao! Come stai?
- ...
- Sí, Lukaschenko gli ha regalato qualche souvenir della guerra fredda, lo sai che lui fa raccolta di questo tipo di cimeli...
- ...
- Ma tu non ti preoccupare...
- ............
- ma sì lo so che sei giovane...
- .................................
- ma sì lo so che hai una carriera davanti...
- ...
- Ma cosa vuoi che venga ancora fuori dagli archivi ex-sovietici su di te? E poi lo sai che da quindici anni abbiamo in mano tutto quanto di più compromettente ti riguardi e non lo abbiamo mai tirato fuori...
- ...
- Ma certo, stai tranquillissimo! E salutami il mio nipotino. Di', hai visto che bell'intervista da statista che ha rilasciato! "Difendersi dai processi": mi ha fatto ricordare Andreotti giovane e mi sono venuti gli occhi umidi. L'ho sempre detto io che gli scorre sangue doroteo nelle vene! Ciao, caro. Forza Bersani. Ciao. Ciao.
* CLIC *

Sono poi seguite altre diciotto telefonate del genere. E per ciascuno di quegli amici stagionati dal difficile passato comunista, Telesina ha saputo trovare una parola giusta di rassicurazione. Alla fine si può dire che il viaggio all'est sia stato un successo, con un ricompattamento del fronte maggioranza-opposizione, e con quei reperti da guerra fredda che sono foraggio fresco per il quotidiano "Trent'anni fa" diretto da Citizen Bergum, specializzato in scandali del primo dopoguerra. Inoltre in Bielorussia il mio convivente ha potuto continuare la sua ricognizione nei possibili stati-sponda su cui rimbalzare qualora scattasse il piano B.

Ma al ritorno lo attendevano brutte sorprese. Per prima l'accusa di assolutismo mossagli dal suo nemico pubblico numero uno, e tutto solo perché papi di recente aveva rivelato di volersi fare un nuovo trapianto tricologico modello "re Sole". Quel tale è sempre troppo buono, troppo bello, troppo alto, con troppi capelli, più aplomb costituzionale del nonno svizzero di Napolitano, una famiglia normale e neanche un processo a carico: al mio nanesco convivente sembra una specie di marziano. Si è perfino convinto che voglia soffiargli il premio Nobel per la pace proprio quando lui è a un passo dal conquistarlo e ora che ha già fatto spazio in bacheca accanto ai trofei del Milan. Telesina per il momento lo ha convinto a una strategia bifronte: così lui fa mitragliare a salve il nemico dai suoi tre giornali e poi il giorno dopo li critica; in casa recita scene del film "L'esorcista" quando parla di lui coi suoi fedelissimi, poi si fa iniettare litri di botulino sotto pelle e se ne esce di casa con un sorriso indeformabile.

La seconda sorpresa è stato l'interrogatorio di Spatuzza. Per sentire la voce del pentito ha pure interrotto il consiglio dei ministri che aveva convocato apposta per saltare l'udienza al processo Mills. "Ma come", ha chiesto allibito a Ius Feratu, "com'è possibile che questo tizio sia arrivato a deporre in aula quando sapevamo da settimane cosa avrebbe detto?". Il diafano legifero ha modulato con cantilena lombardoveneta: "Ma noi ci siamo opposti in tribunaaale...". "Ma cosa me ne frega! Possibile che i caffè in carcere li si sapeva fare solo al tempo di Andreotti?". Il cereo leguleo è rimasto sconcertato dall'affermazione incongruente e ha provato a rispondere che lui su questo non ha competenza perché beve solo tè verde ma papi ha tirato fuori una Costituzione e Ius Feratu ha cacciato un urlo, si è trasformato in pipistrello ed è volato dritto nel suo studio a forma di bara.

La terza, devastante sorpresa, è stata la partecipazione di tante belle ragazze alla manifestazione No-B-Day. Per il mio convivente è stato come se gli fosse crollato il mondo addosso. Tutto il suo sistema di valori triangolare, sintetizzato in anni di pratiche esoteriche nella sua loggia massonica privata Postribolo 2 e basato sui vertici comunicanti DENARO - FIGA - TV, gli è sembrato evaporare in un momento. "Ma come..." chiedeva al televisore che rimandava poche immagini della marea viola, "tutte quelle gnocche... sono andate a manifestare gratis... e senza la minima copertura televisiva... contro di me? Io che adoro l'altra metà del cielo e sono un latin lover dal capello fluente e potrei coprirle di denaro e farle diventare veline o per lo meno ministre?". Poi si è ritirato in uno stato catalettico che per me è ottimo per fargli compiere azioni utili per via telepatica.

Lo ha risvegliato improvvidamente IQ, sputacchiandogli entusiasta una sua nuova scoperta in faccia: "Eufreka, eufrekfa", ha gridato agitando una foto che teneva in mano, "ciabbfiamo le prfove, ciabbfiamo le prfove che 'a mafia ce sta trfamando contrfo!". Papi lo ha guardato senza tradire aspettative. "Ahò guarfi qua pfreside", ha ripreso il pitagorico, mettendogli la foto sotto il naso, "se vede chfiaramente che Nicchi ciaveva 'a ferpa viola quanno l'amo arrestfato! Ahòf quello se ne stava annandfo a manifestà contrfo de noi!".

Per una volta IQ aveva fatto una scoperta bastevolmente intelligente per gli organi di comunicazione del mio coinquilino. E infatti è stata subito rilanciata dal tenebroso e luciferino mago di Az.

domenica 29 novembre 2009

Bozza Nostra

Sarà anche la prima aria di Natale in arrivo, ma negli ultimi tempi c'è troppo movimento dentro e intorno a casa. Ieri è stato il turno di alcune graziose ragazze, radunatesi per un provino sotto il nostro balcone. Il mio coinquilino non era in casa; quando è sopraggiunto le maliarde hanno sfoderato ombrelli e labbra di un tale rosso Santa Claus da tramortire subito il malcapitato, già allo stremo della resistenza per il prolungato periodo di castità penitenziale impostogli dal suo rieducatore sessuale Forniconi.

Toccava ai poliziotti di guardia alla maison soccorrerlo prontamente con sali di coca, che lo restituivano subito al mondo cosciente. Non si era ancora rimesso in piedi che il suo infallibile istinto da latin lover già lo costringeva a sfoderare irresistibili armi seduttive: con la mano tremante si mise a firmare dozzine di assegni in bianco alle donnine presenti, nella vana speranza di portarsene su in casa almeno un paio. Soltanto l'eroismo civile dei poliziotti, che lo abbrancarono e lo trascinarono su per le scale del palazzo, gli impedì di dilapidare un patrimonio.

Ormai ci prova con tutte compulsivamente e usa qualsiasi mezzo per raggiungere l'agognato pelo. Arriva persino a scambiare pezzi pregiati del suo governo per anonime ministre di califfati ex-sovietici, come fossero figurine. Oggi mi stavo affilando le unghie sul cellophane che imbraga una nuova statua di dimensioni umane appena recapitataci in salotto, quando l'ho udita rantolare. Mi è bastato scavare nell'involucro per scoprirvi gli occhi terrorizzati di Don Bondio, impacchettato e pronto per essere spedito in Turkmenistan. Gli ho prima firmato le guancione con i miei artigli (regolamento di conti per una vecchia storia di soprusi pseudolirici da me subiti) e ho poi richiuso il pacco regalo: io non interferisco mai col corso della diplomazia internazionale.

Negli ultimi tempi c'è stato un gran vociferare dei rapporti fra mafia e potere politico. Siccome il mio convivente è l'uomo più potente d'Italia e ha pure ospitato per anni un boss mafioso in casa, era prevedibile che alcuni giornali si sarebbero tuffati a capofitto sulla facile equazione. Meno prevedibile era che pentiti di mafia incominciassero a "cantare" a ugole spiegate dei trascorsi sodalizi fra lui, i suoi complici e l'onorata società. "Come mai d'improvviso tutta questa loquacità?", ha chiesto papi un po' incredulo. Il ministro spellicciato di straziagiustizia non ha saputo rispondergli perché era troppo impegnato a convincere il pallottoliere che solo l'1% dei processi sarà prescritto dalla legge sul processo breve.

Telesina ha proposto di chiedere direttamente al dottore. Ma non è semplice, essendo lui latitante. Don Maccieddu si è allora adoperato per organizzare una conversazione su Skype, che non può essere intercettata dai giudici comunisti. Già dalle sue prime parole, il dottore sembrò un poco arrabbiato:

"Che mminghia vuliti?"
"Buongiorno dottore", salutò riverente Telesina, "Baciamo le mani simbolicamente".
"Parla, parla, nun me baciari ca schifìu mi fa. Ca vuliti?"
"Ecco, il qui presente presidente si chiedeva... avrete sentito questo pentito, questo Spatuzza, che dichiarazioni sta facendo... Insomma, volevamo capire se costui è solo un cane sciolto, uno su cui si potrebbe magari esercitare una certa pressione, diciamo trasversale, lei mi capisce dottore, giusto per indurlo a mantenere un po' più di riservatezza su alcune importanti questioni di stato... oppure se è in atto un qualche cambiamento nella strategia generale, se questo Spatuzza cioè non è proprio solo ma potrebbe avere dietro di sé qualcuno che lo ha mandato avanti con un messaggio... vorremmo capire prima di tutto questo, ecco".
"Il messaggio è che nuatri nun ci sentìemu più jappresentati dal tuo presidente. Chillu ha fatto fessu mezzu mundu con le sue promesse. E intantu u 41 bis ancora nun ci fu levato".
"Ma ci pareva di esservi venuti incontro... con lo scudo fiscale, le intercettazioni..."
"Ma chidde sono tutte cose che servono soprattutto a lui! Dove sono i soldi per u ponte sullo stjetto? Picché nun aviti incluso i jeati di mafia nella legge sul processo bbreve? E il 41 bis? Quando chiddu cornutu pelatu dissi che vuliva fari jiapriri a Pianosa, a mia matri nu mezzu infartu ci prese. Pure i paesani più cari mi arrestarono!"
"Capisco, certo, ma un poco alla volta si sistema tutto... Non possiamo fare tutto in una volta..."
"E invece tutto in una volta duviti fari, altjimenti con un lodo qui e un decreto là, ogni mese la gente tiene un motivo nuovo per ingazzarsi. Duviti fari una jiforma generale della giustizia, una tantum, capitu? E nun chiste minghiate ad personam per tappari i buchi dei processi di chiddu stjonzo!"
"La prego, manteniamo un po' di rispetto per gli eletti dal popolo..."
"Sì, eletti dal popolo con i voti e i soldi miei, però. Sentimi bbene..."
"Sì signore".
"Dovete jipartire dalla bozza Violante, capitu? Chidda va bene a tutti, all'opposizione, alla maggioranza, a vuatri e a nuatri. Certo ci vuole del tempo, ma almeno è una jiforma generale che mette tutti d'accordo. Devi convincere il tuo cumpàri che chidda è la stjada giusta".
"Scusi, mi consenta...", cercò di interloquire papi.
"E scrivigli sull'agenda del 41 bis, che chillu memoria corta tene!"
* CLIC *
"Mi consenta, siccome non ho molta dimestichezza con le lingue morte, non credo di aver bene compreso la questione..."
"Ha già attaccato, presidente", disse Telesina scuro in volto. "Ma non si preoccupi, poi le spiego tutto io. Ah, guardi che il gatto si è rimesso a torturare Bondi".

domenica 22 novembre 2009

Il piano B

Sempre chiusi in casa, per lo più soli, io e lui. Ormai fanno due settimane di convivenza forzata in un clima opprimente di paranoie persecutorie, monoloqui da redde rationem, onanismo pneumatico davanti ai video di antiche orgette e ai filmini degli amorosi vertici dell'era Bush, quando ancora la politica era una cosa seria, si esportava la democrazia in Iraq senza preoccuparsi troppo di quella di casa propria, e i rivoluzionari del diritto non avevano ancora realizzato il golpe per sovvertire la volontà del popolo sovrano.

Di buono c'è che almeno siamo usciti dal bunker per tornare nel palazzo del piacere. Una scorta messaci a disposizione da don Maccieddu, il capo mandamento di Palazzo Madama, ci ha aperto un corridoio fra gli assedianti, la torma dell'urbe: disoccupati senza speranza, studenti senza fondi, magistrati senza processi, oppositori senza manifestazioni, corrotti senza corruttori, aspiranti leader senza partito, aspiranti partiti senza leader, burocrati senza poltrona, titolari di social card senza ricarica. Tutti delusi, tutti con la stessa faccia tetra rivolta unicamente verso di lui, in attesa del miracolo promesso e mai successo, foss'anche quello tardivo di una sua vacanza vitalizia sotto i palmizi di un paradiso tropicale.

Ne avevo già parlato in passato e lo confermo: sono mesi ormai che papi sta lavorando segretamente al "piano B", che scatterebbe nel caso in cui egli non riuscisse a imporre l'ossatura della sua riforma costituzionale (processo morto; nomine dei procuratori per sorteggio dagli elenchi dei pizzaioli nazionali e limite di servizio a quattro mesi non retribuiti; riconferma diretta del presidente del consiglio attraverso ballottaggio con una personalità dell'opposizione da lui prescelta; soppressione della carica di presidente della Repubblica con mezzi incruenti; chiusura delle scuole pubbliche e istituzione di lezioni uniche sul digitale terrestre; riduzione del parlamento ai capigruppo dei due poli, ove quello di maggioranza ha un voto in più; nomina di tutti gli associati a Cosa Nostra da più di vent'anni a cavalieri del lavoro).

Il "piano B" consiste nel trovare un paese amico, accogliente per il clima sia atmosferico che muliebre, che lo possa ospitare e che non abbia uno spregevole ossequio per i trattati internazionali, quali leggi sull'estradizione e sul riciclaggio di denaro sporco. Fino a poco tempo fa il paese più gradito era la Libia, abbastanza vicina per favorire un rapido ritorno in patria in testa a una flottiglia di panfili di evasori padani, nel caso le acque giudiziarie tornassero un giorno a calmarsi. Ma lui non sopporta di passare per numero due, e da quando Gheddafi gli ha radunato sotto il naso un gregge di 250 squinzie peninsulari over 1,70 m al prezzo di soli 60 euro a testa per una notte di chiacchiere sull'Islam (mentre a lui tocca scucire gettoni da mille euri per rintronare le escort con il racconto dei suoi G8), la Libia gli sembra un pollaio troppo angusto per lui e l'amico beduino.

Ultimamente stava crescendo il suo interesse per il Brasile, che oltre a essere una fabbrica naturale di gnocche e gnocchi assortiti, ha anche dimostrato di riuscire a nutrire simpatie politiche per i criminali comuni italiani. Ma il destino gli ha messo davanti un'altra Corte Costituzionale, che ha concesso l'estradizione dell'antiredentista Cesare Battisti, creando per lui uno scomodo precedente. Così, mentre tiene d'occhio le prossime mosse di Lula, non smette di cercare sul mappamondo. Per ultimo è finito fra gli emiri sauditi, a tastare il terreno giuridico del deserto.

La gita in Arabia mi ha regalato un po' di respiro, ma dopo due giorni lui era di nuovo qui. Anzi, ha perfino organizzato una colazione con alcuni dei suoi più finti assecondatori senza nemmeno consultarmi. È stata una noia vederlo strapazzare una volta di più il suo servo spellicciato, e rinfacciargli la sua nullità di mero prestanome passacarte. Dopo la scenata gli altri hanno continuato a sorseggiare il caffè in silenzio, lo sguardo fisso sul piattino, e io mi chiedevo quali di quelle facce meste avrei rivisto ancora a casa mia.

domenica 15 novembre 2009

Nel bunker

Ora viviamo nel bunker. È un vero contrappasso per il mio coinquilino, venerato chansonnier dell'italico stivale nonché miglior primo ministro della storia d'Italia nei ritagli di tempo, il fatto di essere costretto a non mettere più il naso fuori di casa, e ad abbandonare le belle compagnie e il lettone di Putin a Palazzo Grazioli per tapparsi dentro le spesse mura di quel Palazzo Chigi che ha sempre snobbato, ufficialmente perché esisterebbe il pericolo che qualche «isolato mitomane» gli metta le mani addosso. Lui allo specchio si ripete che si tratta solo delle fantasie allarmistiche dei servizi segreti, alle quali si conforma per ragioni di protocollo. "Chi potrebbe infatti volere male a quest'uomo tanto generoso?", si domanda ad alta voce dandosi del lei. Certo non le centinaia di imputati d'Italia per corruzione, concussione, truffa e lesioni aggravate che, grazie all'ultimo buco spazio-temporale di Ius Feratu, da un giorno all'altro si troveranno i processi futuri già prescritti da anni.

È questo l'enigma che da settimane lo tormenta: chi può avercela con lui e perché? Di favori è una vita che ne dispensa a tutti, sempre attento a non discriminare nessuno. I complottardi non possono certo annidarsi nella corte di anonimi satrapi che è arrivata in parlamento a ingrassarsi solo grazie al suo nome. Nemmeno quei suoi amici siciliani possono volergliene, vista la legge contro le intercettazioni e le riforme contro la giustizia che gli si sta confezionando appositamente. La Chiesa poi non può proprio lamentarsi: i fondi per le scuole private sono gli unici che le forbici della Finanziaria non taglierà; inoltre il mio balio ha chiuso con le orge a palazzo e quando gli viene una voglia irresistibile di usare la pompetta escogita un viaggio diplomatico nell'Europa dell'est (Polonia, Bulgaria, Russia). Persino l'opposizione non ha di che lamentarsi, visto il sostegno di cui il mio coinquilino sta omaggiando il suo vecchio compagno di giochi bicamerali, teso a fargli guadagnare l'ennesima poltrona di una lunga carriera spesa scientificamente al servizio di se stesso. Anzi, fra i due è di nuovo passione, come dimostra il dialogo qui sotto, propiziato dall'amorino Telesina. Certo Baffino non è la D'Addario, ma le pillole blu, si sa, fanno miracoli.

video

Resta l'enigma di chi stia tramando alle sue spalle, che neanche la visita all'ex-KGB Putin ha potuto chiarire. Certo il viaggio non è stato proprio superfluo: oltre a testare i marchingegni idraulici che gli vitalizzano le parti basse con due gemellone locali, tali Svetlana e Galina, vincitrici del premio Viagra 2009 sezione Urali, il mio convivente è pure tornato con le valigie piene di nuovi dossier sui comunisti italiani degli anni '50, una tipologia di documenti che in passato si è sempre dimostrata efficace nel convincere chi di dovere della costituzionalità di certi decreti. Ma sulla questione più urgente del nemico interno le spie russe non hanno aiutato, se si eccettua considerazioni fantapolitiche ispirate da una storia piena di rivoluzioni popolari, e hanno invitato a riflettere sui 250.000 che si sono iscritti al prossimo No Cav Day, alle 100.000 signore che hanno firmato l'appello "Non sono una donna a sua disposizione" su Repubblica, agli incazzati dell'Aquila e a qualche milione di disoccupati a casa. Fantapolitica, appunto.

domenica 11 ottobre 2009

Caramba!

video

Il video musicale mi è stato inviato dai tre amici cileni nel riquadro, fratelli di padre diverso e grandissimi fan degli Inti-Illimani, oltreché, dal 7 ottobre scorso, della Corte Costituzionale italiana. L'omaggio ha parzialmente compensato la settimana bestiale passata con il mio coabitante. Egli è stato preda di una crisi in cui ha alternato pianti, canzoni di Apicella al pianoforte, orazioni sul comunismo sionista capeggiato dai golpisti Murdoch e De Benedetti sul lampadario, barzellette sugli Obama al balcone, insulti alle donne, filmini di Bush, confessioni spontanee, e pacche sulle proprie spalle al grido di "meno male che Silvio c'è". Ha persino provato a strapparsi i capelli d'acciaio, rischiando un pericoloso lifting craniale.

Se almeno il problema fosse stato solo lui! Per giorni qui a casa è stato un viavai incontrollato di persone note e meno note: sembra che mezza Italia abbia deciso di sfilare per le nostre stanze. Per capire la gravità della situazione è sufficiente scorrere l'elenco dei lamentatores che sono venuti a genuflettersi al capezzale del mio coinquilino, mentre lui li riceveva disteso sul divano zebrato di Roberto Cavalli con la camicia nera da play-boy aperta su un petto più flaccido del solito, e il sorriso evanescente di un martire prossimo a tirare gli ultimi. Oltre all'immancabile Telesina, che ormai scambio per la tappezzeria di casa nostra, sono intervenuti, in ordine di comparizione: Gattomammone con il figliolo più intelligente che bello e due druidi ubriachi di acqua del Po; Porcellum, più costituzionalista che chirurgo maxillo-facciale, colui che che ha ridonato simmetria al volto del citato Gattomammone; Malvenduti, il cane meccanico che va a gettoni, più coerente che capace; Riciclo, l'amico di lunga data di papi, più democratico che onesto; lo Spellicciato del video sopra, più ferrato di giustizia che anti-mafioso. Fra costoro anche tante facce nuove e qualche velina travestita da ministro, affinché la processione non risultasse troppo noiosa al padrone di casa.

Causa di tutto questo caos sono stati quei due ermellini scrocconi che ancora l'altra sera, qui, durante un baccanale degno di Trimalchio, millantavano di poter trascinare dalla loro parte i giudici ancora indecisi sul Lodo. Promesse da avvocato. Il mio coinquilino se le era bevute, eccome, e per questo ci è rimasto molto male. A nulla sono valsi i messaggi di solidarietà postuma di Forniconi e Kim Jong-il. Anzi, il primo l'ha mandato in bestia ancor di più: "Aveva ragione Tantardini quando diceva che è il più stupido del mondo", ha esclamato. "Doveva mandare il messaggio di solidarietà anche a Napolitano, non solo a me. Se no qualcuno può pensare che Ghedini si è inventato il lodo apposta per me!"

A proposito del Presidente: ultimamente mi fa proprio pena. È più giovane che disposto allo scontro istituzionale. Quando gli proposero la Presidenza della Repubblica in realtà aveva capito "presidenza della bocciofila" (di Montecitorio) e già per quel ruolo delicato era rimasto parecchio sull'indeciso. Gli onorevoli infatti quando perdono a bocce possono diventare aggressivi. Ora il mio coinquilino non perde occasione per farlo spaventare ed è ormai diventato un gioco per lui minacciarlo con lo scontro fra poteri e con il suo passato filo-sovietico. Così il vecchietto ha chiamato per scusarsi subito dopo la votazione della Consulta ma il mio convivente non ha voluto saperne di parlargli. Preoccupatissimo, l'anziano stalinista ha cercato la sponda dei Presidenti delle Camere, ma nemmeno questo è bastato: l'indomani il mio coinquilino lo ha minacciato di nuovo. Stamattina il poveretto ha letto sul giornale un articolo-killer di Citizen Bergum, che lo accusava di aver simulato un malore per non incontrare papi, più o meno come quest'ultimo aveva fatto il dicembre scorso saltando l'incontro con il Presidente con la scusa del mal di schiena per saltare addosso a una mandinga da favola. Lo stagionato comunista lo ha cercato anche stamattina, per assicurargli che il piedino gli faceva proprio male. Ma lui era già uscito, per andare a prendere tutti i fischi da solo a Messina.

martedì 6 ottobre 2009

Di nuovi incubi, clausure mediatiche, premi Nobel e serve Italie

Questa volta (lo dico con un certo senso di colpa verso i gatti lettori) a tenermi lontano dal blog non è stata solo l'ansia giramondo del mio coinquilino, ma una prescrizione medica: il Dr. Randolf mi ha vietato di interessarmi e di scrivere dell'attività di papi per un mese, da quando gli incubi che hanno protagonista il mostruoso Telegatto hanno ricominciato ad perseguitarmi.

Poche sedute psicoanalitiche via internet sono bastate al luminare per capire il problema: sembra che per qualche ragione io abbia inconsciamente finito per identificare il mio balio con un tiranno prossimo alla caduta ma pronto a tutto per evitarla, compresa la censura delle opinioni discordi mediante querele milionarie, l'abolizione formale del sistema fiscale, il diritto alla corruzione dei giudici, e l'autoamnistia preventiva per ogni reato. Di fronte a queste ansie profonde, nemmeno gli editoriali più rassicuranti di Pavolin-Minzolini, che il dottore mi aveva pur somministrato con successo in passato, hanno più effetto: la scissione fra la mia gattesca tendenza al compromesso domestico e la mia felina venerazione per la libertà è ormai esplosa, e il dottore mi ha imposto una scelta drastica fra il papi pubblico e il papi privato.

Per un mese ho dunque provato a ignorare la vita pubblica del mio balio e devo dire che questa clausura mi ha aiutato. Ho potuto evitare la maratona del mio coinquilino nello studio televisivo dell'esapode dalla voce ronzante, e ho cestinato le centinaia di email di gattocomunisti che protestavano con me per lo spostamento di Ballarò. Non ho assistito alla consegna di frigoriferi e cucine di grande design ai pochi terremotati che ora possono smettere di far finta di essere in campeggio (per gli altri la vacanza in tenda continua). Non ho ascoltato il suo discorso all'ONU, né ho visto il ministro Bond tributare un applauso solitario all'amico beduino.

Non ho seguito alla tv il suo viaggio a Pittsburgh e non ho potuto vedere la faccia tesa di Obama mentre dà le ultime raccomandazioni alla moglie prima del contatto con la Belva Umana. Non l'ho visto intercettare il papa in uno scalo aeroportuale a caccia di una foto-ricordo autografata, come non l'ho visto escortare il pontefice fino alla scaletta dell'aereo, da cui solerti guardie svizzere lo hanno energicamente allontanato prima che si imbarcasse di straforo. Mi sono purtroppo perso anche l'ultima sua barzelletta sugli Obama, ma conto di non perdermi la prossima, quando finalmente farà notare al mondo intero che pure le figlie del Presidente americano in fondo sono abbronzate.

Insomma, è stato un mese di silenzio, pace e relax, rotto solo qualche giorno prima del 29 settembre dall'insediamento in questa casa di un manipolo di voci bianche (fra cui Don Bondio e baby-serpe) e putti rubensiani, che preparavano la canzoncina celebrativa del 73° compleanno del mio convivente. Un testo ispirato:

Siamo qui per te, cuore e anima,
un Nobel di pace, Silvio grande è.
Siamo qui per te, coro unanime,
un’unica voce, Silvio Silvio grande è.

Questa canzonetta lievemente puttanesca è stata il regalo di compleanno del comitato pro Silvio-Nobel. A cantargliela, il giorno del suo genetliaco, c'erano proprio tutti i suoi al completo. Tutti tranne il gregge di donnine in tubino nero e il loro pastorello signor Tarantini-o-Tarantino, per la grande delusione del mio balio che era stato preso da un febbrile allupamento da quando aveva sentito dire dai giudici che per il ruffiano esisterebbe il pericolo di reiterazione del reato.

E stata una festa come tante altre: i soliti filmini di Bush, i soliti discorsi muscolari del presidente più amato dagli Italiani, le solite mani lunghe, le reazioni sempre più stanche e i sorrisi sempre più dolenti delle palpeggiate di turno, i segni della croce di Telesina sempre più contrito dai pentimenti, i rutti di Giulianone. E come in tutte le altre feste, alla fine è rimasto solo, al buio, col disco rotto di Apicella che girava a vuoto. Gli ho fatto accendere il computer per controllare la mia posta e informarmi su cosa fosse successo nel mondo durante il mio mese di vacanza mediatica.

Ecce superman, il miglior premier degli ultimi 150 anni. Lo sguardo inebetito dal mio condizionamento telepatico si era fissato su un qualche fantasma che lo aspettava oltre lo schermo del computer, mentre le sue dita eseguivano i miei ordini sulla tastiera. Mi sono chiesto: e se il segreto del suo successo fosse che nonostante il suo sconfinato potere, la sua allergia per le leggi, le vaccate dette in mondovisione, le adunate televisive e gli istinti insurrezionalisti; se il segreto del suo successo fosse che nonostante tutto questo egli fa misteriosamente ancora pena al paese gattone?

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

Ma devo lasciarlo risvegliare: aspetta a cena due giudici della Corte Costituzionale e quando quelli vengono si mangia sempre alla grande.

lunedì 31 agosto 2009

Di guerre religiose, inseguimenti satiriaci, cannoni olografici e dottori spazientiti

Riprendo a scrivere in un momento di grande smarrimento religioso del mio cattolicissimo compagno. A farlo precipitare nell'agnosticismo sembra sia stata la prematura morte del suo padre spirituale di una vita, l'unico ministro di Dio che nei tempi d'oro del cavaliere cavalcatore sapesse concedergli per telefono anche una dozzina di perdonanze al giorno, praticamente una dopo ogni amplesso. Che apertura mentale, quale generosità umana in quell'umile sacerdote, capace di rimettere qualunque peccatuccio e peccatone. Altro che i prelati moralisti del giorno d'oggi, per i quali vale di più bacchettare il prossimo che sfamarsi dei piatti di lenticchie che generosamente gli si offre. A predicare il senso più profondo del Vangelo ("chi è senza peccato scagli la prima pietra") sono rimasti ormai solo i ciellini.

Già prima che il mio convivente dichiarasse guerra allo Stato del Vaticano per difendere il suo sacrosanto diritto all'adulterio, la ristretta cerchia dei mercenari di casa aveva riconosciuto la sua ossessione per lo sport pelvico come una questione d'emergenza nazionale. Fu il suo tutore Telesina a decidere drastici provvedimenti, una sera in cui al caldo debosciante fece contorno lo spettacolo del Giulianone disabbigliato in fuga nei corridoi del palazzo domestico per scampare alla più forte crisi di ritorno satiriaco che il mio coinquilino avesse mai avuto. D'altra parte anche il suo medico Azzeccaintrugli ci aveva avvertito: "Ci vorrà qualche settimana affinché il cocktail di ormoni equini iperprestazionali che gli ho iniettato fino a qualche giorno fa si smaltisca: copritevi accuratamente ogni parte nuda del corpo perché un qualsiasi angolo di pelle, in un regime di astinenza sessuale coatta quale quella in cui il paziente si trova, potrebbe generare esplosioni di focosità incontrollabili".

Io, che sono tutto pelle spellicciata, mi diedi subito alla latitanza casalinga sugli armadi più alti di casa, concedendomi solo una veloce incursione notturna per un furtivo spuntino. La telepatia d'altra parte non mi soccorreva più: pensieri monomaniaci di vulve danzanti e foreste amazzoniche di peli pubici avevano conquistato il monopolio di quella povera mente semplice e ogni tentativo di fusione mentale con essa avrebbe potuto condurmi sull'orlo della follia. No, quel cervello sfrigolante di fantasie arrapate andava abbandonato a se stesso, e questo spiega anche la mia prolungata assenza dalla rete.

I due fedeli sodali del mio convivente invece avevano preso alla lettera le indicazioni di Azzeccaintrugli e si erano fatti confezionare ciascuno un burqa su misura. Per Giulianone s'era dovuto precettare un'intera fabbrica clandestina cinese di Prato per poter far fronte alle sue esigenze di taglia, ma già in capo a due giorni lui e Telesina potevano muoversi per i meandri di casa come due lugubri ombre di Stanlio e Ollio.

Ma poi, inaspettatamente come ogni agosto, il caldo arrivò. Alta temperatura e umidità congiurarono contro il soffocante travestimento della strana coppia e incominciò allora un lentissimo strip-tease destinato a durare giorni. Inutile dire che proprio l'infinitesimale gradualità di questo svestimento agì come il classico drappo rosso davanti al toro. I primi pezzi di stoffa a cadere furono, nell'ordine: il copriorecchie e i guanti di Telesina, il velo a grata sul visetto di Giulianone, lo scialle nero sulle spalle di Telesina, il fasciamento delle cosce prosciuttesche di Giulianone (il mio coinquilino incominciò a sbavare), il reggipetto a rete da pesca di Telesina (a papi si rovesciarono indietro gli occhi), la pancera in latex di Giulianone (a quel punto il mio balio si mise a ululare).

Fu di fronte a quelle intonazioni licantrope che il turgido omone si abbandonò al panico e si mise a correre per casa, peraltro continuando lo spogliarello degli ultimi straccetti ancora appiccicati alla sua grandiosa massa. Così sobbalzando, tremolando e traballando come gelatinosa materia, dopo circa due ore di mordi e fuggi la carne rosea del maggiorato causò nel povero assatanato quello che in seguito Azzeccaintrugli diagnosticò essere uno shock priapico: il mio coinquilino si era irrigidito sull'attenti con un sorriso da testa di lazzo stampato in faccia, e non c'era modo di ammorbidirlo.

Il discinto Telesina, giunto al limite della sua giobbesca pazienza, decise allora di ribaltare i termini del gioco: anziché nascondere le fonti della tentazione, si sarebbe provato a nascondere il satiro incontinente. "Ci penserò io a rappresentarlo nelle decisioni politiche", disse il saggio consigliere. "Per quanto riguarda poi le pubbliche relazioni... useremo il cannone olografico".

E così è stato. Come centro di cura il capo mandamento di Palazzo Madama ha molto insistito affinché si usufruisse di una comunità agrituristica siciliana di suoi quasi parenti, molto discreta e ritirata. Mentre il mio coinquilino si ristabiliva nel fisico in campagna, Telesina e Giulianone ne riabilitavano l'immagine internazionale facendone rimbalzare il silenzioso ologramma in giro per il mondo. I due cominciarono subito bene, visualizzandolo alle terme di Mességué in versione catartica senza harem al seguito. Ma presto il proiettore si mise a fare le bizze: già fra le macerie abruzzesi la sua immagine risultò instabile, frapponendosi come un'interferenza ridanciana al posto della Madonna invocata dai terremotati in preghiera. In seguito il cannone lo proiettava su un viadotto della Venezia-Mestre a benedire gli automobilisti imbottigliati sotto il sole; in accappatoio bianco a ricevere per una volta anche le figlie legittime nella villa dei pedo-party; in un vertice fra Putin e Erdogan come inopinato cerimoniere. Quando infine è apparso anche davanti alla Merkel sottosforzo in toilette, la strana coppia si è convinta che tanto poteva bastare e hanno disattivato la macchina.

Per fortuna l'originale aveva nel frattempo terminato il suo periodo di disintossicazione da afrodisiaci. Ce l'hanno riportato qualche giorno fa le sue nuove guardie del corpo, assoldate per l'occasione presso l'agriturismo e tutte accomunate da un simpatico accento siciliano. Al principio non lo avevamo riconosciuto, ma quando gli hanno tolto il sacco di iuta dalla testa, sotto una melma liquida di cerone misto ad argilla è affiorata la sua inconfondibile dentatura ridente. La scorta lo ha fatto accomodare su una poltrona e gli ha pure slegato le mani. Poi uno di loro ha preso un cellulare e ha fatto un numero. Ha messo il vivavoce. Era il dottore (vi ricordate?).

"Mi sentite, ah? Mi sentite?"
"Sì dottore, forte e chiaro!", rispose pronto Telesina.
"Eh, per questa volta intatto ve lo ridiamo. La prossima volta viriti che potjebbe macari mancaje qualche pezzo. Qui ci shtiamo proprio ingazzando. Dopo tutti gli sforzi per fari passaje chidde nostje leggi sulle inteccettazioni, sullo scudo fiscale per il moneylaundery silenziosamente, senza che u popolu si jivolti, chistu minchione si fa fottiri dall'ultima zoccola dei servizi co nu registciatoje nelle mutande, e tutto a schifío manda? Davanti a tutta Italia si fa sputtanaje, ah? Ma và a cacàri e lavati u cùlu a mari! E come mminghia pensi di manteneje le promesse che ci facisti se nun teni i voti? Giannuzzo mminghia ma ci shtai appresso tu a chistu nano allegro o no?"
"Sì dottore..."
"Glielo spieghi tu che nu premmier delegittimato a nnente ci serve?"
"Sì..."
"Aviti capito che se nun raddjizzate la situazione facìemu la secessione?"
"Perfettamente..."
"Giannuzzo non mi fottiri ah, ca tantu va a quartara all'acqua fino a quanno nun si rumpi".
"Parole sante, dottore, bacio le mani".

Dopo la telefonata Telesina tremava come una foglia. Pallidissimo, senza dire una parola si è congedato, dicendo che doveva riposarsi un paio d'ore. Ma si era dimenticato di legare il mio balio per impedirgli di farsi del male da solo: in pochi minuti costui si è ripreso del tutto, è corso in Procura a denunciare un giornale che gli aveva posto delle domande, attirandosi le reazioni scandalizzate della stampa mondiale. Poi ha dato l'imprimatur a una bufala bevuta da Citizen Bergum come acqua fresca, che gli ha fruttato gli anatemi della Chiesa. Quando Telesina si è risvegliato, è venuto da noi dicendo: "ho fatto un brutto sogno...". No, tanto brutto non poteva esserlo.

domenica 26 luglio 2009

Di sexy-tapes, scheletri negli armadi, prove d'umiltà e ricordi d'infanzia

I gatti della cat chat mi chiedono da ogni angolo del mondo dei commenti sulle registrazioni fatte a casa nostra e pubblicate dall'Espresso. Vogliono sapere quanto c'è di vero. Io preferirei parlare d'altro, ma mi adeguo alla curiosità monotematica e sessuofobica dei mici stranieri. Avverto però che, dato che nel cervello del mio coinquilino al momento regna il caos più completo, come gli succede quando delle overdose di pillole blu non vengono sedate da un'apposita ginnastica inguinale, non posso mungergli informazioni per via telepatica. Inoltre io quella famosa sera non ero in casa, essendo stato portato via dagli energumeni della scorta. Posso quindi solo attenermi alla cronaca e offrire qualche commento in libertà, in attesa che le meningi di papi ritornino leggibili.

Incomincerò col dire che i D'Addario files stanno facendo più danni in casa delle carinerie diplomatiche di Gheddafi. Ancora non mi ero abituato al cammello in anticamera, il lezzoso dono del colonnello del deserto, quando ieri una squadra di trasportatori capitanata dal lugubre Ius-Feratu, ci ha scaricato un camion pieno di scheletri e teschi umani in soggiorno. In fretta e furia hanno poi stipato tutto negli armadi, svuotati da poco delle montagne di baby-doll neri taglia 42 che li riempivano fino a due settimane fa. Non mi è servito l'esame del carbonio 14 per capire che si trattava di quei poveri Fenici trafugati a Villa Certosa dal loro ultimo sonno, interrotto dalle rivelazioni dell'infiltrata a palazzo. Beato il libico a due gobbe che sa continuare a ruminare flemmatico anche di fronte a simili orrori.

Quello che mi ha sorpreso è stata la sommessa agitazione della gerarchia ecclesiastica dopo la pubblicazione delle registrazioni. In fondo ora tutti sanno che papi non usa il preservativo, segno evidente che è pro vita. Non avrebbero da rallegrarsene oltretevere? E poi anche il nipote illegittimo di Don Giussani, Forniconi, ha sottolineato con una pia risata la prova di humilitas che il mio coinquilino ha dato dichiarando coram populo di non essere un santo. Proprio lui, il papi re, il vicario di Rocco Siffredi con protesi prostatica che le folle additano come l'uomo della provvidenza. Quale modestia!

C'è chi insiste a dire che il mio convivente vada a prostitute per libidine personale. Ma negli audio clandestini lo si sente solo dare lezioni di politica internazionale e al più consigli di sessuologia digitale, mentre non lo si ode mai muggire un "uuh" o ragliare un "iih". E poi l'ha detto anche il suo amico intimo, Citizen Bergum, che senza prostata non c'è desiderio. E allora, mi chiedono gli indiscreti felini della cat chat, perché direbbe alle ragazze di aspettarlo sul lettone di Putin?

Ebbene, non va dimenticato che egli è un uomo generoso. E si è prefissato di far provare anche alla più scafata delle donnine allegre le stesse emozioni che proverebbe con "il proprio uomo". Come? Il segreto della sua protesi sono le punte intercambiabili di foggia e rigidezza diverse: a piuma d'oca, a baco da seta, a dito di pianista, a mano da pugile, a mazza da baseball e a piede di porco. Nel corso di una serata può arrivare a provarle tutte finché la bencapitata chiede venia. Di solito succede troppo tardi, e le più lamentano dolori la mattina successiva a colazione, come Patrizia.

Per quanto riguarda me, mi è restato il desiderio, dopo aver letto i testi delle registrazioni, di conoscere l'amica leccatrice del mio convivente. Chissà se è disponibile anche a lavoretti zoofili. Nonostante mi applichi quotidianamente alla deretanofania da anni, a nessun umano è mai venuto in mente di regalarmi almeno una volta la riminiscenza delle slinguatine con cui la mia mamma mi nettava l'ano da cucciolo. Diciamocelo pure, fra gatti adulti: farsi la toeletta da soli non è la stessa cosa.

domenica 12 luglio 2009

Uomini d'onore e femmine disonorate

Contrariamente a quanto scrivevo l'ultima volta, mi sono infine deciso a partire insieme ad Ambrogio per l'Argentina, da cui sono rientrato ieri dopo quattro settimane di vero relax. Ma si è trattato di un semplice viaggio: non sono ancora pronto per l'esilio volontario a cui si è dato, felice, il nostro ex-maggiordomo. Lui sembra rinato, ha cambiato look e fisionomia e assomiglia ora al miglior Julio Iglesias. Sta per aprire un'agenzia di emigrazione-immigrazione a Buenos Aires: aiuterà quegli Argentini che in patria sono vessati da una legislazione per reati finanziari troppo severa a trasferirsi nel paradiso della libertà del bilancio creativo, dove le pene per bancarotta fraudolenta sono miti (se mai si scontano) e essere inquisiti o condannati aiuta la scalata sociale al parlamento (e viceversa). Nel contempo assisterà quegli Italiani, stanchi di giovanile libertà, che desiderano trascorrere gli anni della loro vecchiaia al riparo di un contesto civico sereno, strutturato da regole certe. "È una specie di import-export umano", mi ha spiegato Ambrogio-Julio, lisciandosi la brillantina sulla chioma. "Sono i vantaggi della mondializzazione: ognuno si sceglie il paese dove pensa di andare a stare meglio, secondo la sua indole".

Lui sa già che in Italia non tornerà più. Come cittadino s'intende, perché come turista ci tornerà di certo: il bel Paese resta comunque, e resterà per almeno altre cinque generazioni di abusivismo palazzinaro, il più bello del mondo. Rientrando in patria insieme ad Ambrogio che doveva recuperare le sue ultime cose lasciate in Italia, dal finestrino dell'aereo di Stato messoci gentilmente a disposizione da papi (con nullaosta preventivo della Procura di Roma), osservavamo ammirati la bellezza delle nostre coste, gli sprazzi azzurri dei nostri laghi, la supremazia della macchia mediterranea che ancora arriva a lambire i paesini, la spina dorsale che sono gli Appennini per la nostra penisola, i rilievi imbiancati delle Alpi, e ci sembrarono tutti dei monumenti muti, rimasti a guardarsi, o a non perdersi di vista, l'un l'altro, cotti nell'assordante rumore del paese gattone, abbandonati alla quiete della non speranza: come degli eroi tramutati in immobili testimoni di un tempo senza più sensibilità, dove il "nostro" non c'è più, il bello non fa più vibrare un'anima, e vero e falso valgono per quanto danno rispettivamente da mangiare.

A convincermi a partire per il Sudamerica era stata la storica intervista rilasciata da Patrizia D'Addario, in cui la bella signora raccontava con meticolosa dovizia di particolari di una sera trascorsa qui, nella casa mia e del mio coinquilino. Davanti a una tale deontologia cronachistica, da fare invidia alla maggior parte dei cronisti nostrani, mi sono sentito autorizzato a chiudere provvisoriamente il mio occhio su "casa papi", tanto più che la signora ha dimostrato di saperne molto più di me sul mio compagno, oltre a poterne vantare una conoscenza sia biblica che edìpica che io non possiedo. Finalmente capivo la ragione di quei misteriosi rapimenti di cui fui oggetto ripetute volte, di notte e all'improvviso, quando le braccione del gorilla di turno mi infilavano in una gabbietta con tendine scure, per recapitarmi dopo ore di viaggi circolari nelle mani del custode di una delle ville di papi. A quanto pare erano le torte a essermi proibite, perché agli incontri a due di solito ero ammesso. Sospetto che la presenza di un gatto sfinge non predisponesse le ragazze alla volontaria sottomissione cui poteva ispirare "il barboncino che leccava i piedi" visto dalla D'Addario. Evidentemente era anch'egli, come le squillo, un elemento d'arredo estemporaneo, dato che a parte le macchie di piscio (che ho sempre addebitato al cammello in anticamera) di lui non è mai rimasta traccia.

Al mio ritorno ho trovato il mio convivente più stanco che mai. Più che il G8 lo sta sfinendo la ferrea astinenza sessuale a cui lo hanno costretto i suoi tutori, Giulianone e sua eminenza pokerista Telesina. Sembra che le abbiano provate tutte per placare la fame satiriaca di papi. Ma le bambole gonfiabili supertecnologiche fatte arrivare dal Giappone non sono programmate per eccitarsi davanti ai filmini di Bush e non hanno in memoria la canzone "Meno male che Silvio c'è". La contorsionista trasportata a palazzo dentro una valigia non può fare docce ghiacciate se non si vuole che un'artrosi le irrigidisca le giunture quando sarà il momento di rimpacchettarla per l'uscita di scena. E poi sempre si tratterebbe di monotoni scambi a due. Papi ha fame di torte.

Anche la speranza che a breve il paese gattone torni ad appassionarsi un po' più delle mitiche amicizie sicule del mio convivente, concedendogli così più libertà di manovra sul versante festini, sembra vana, come ha dimostrato la scomparsa di uno scoop notevole da tutta l'informazione virtual-cartacea d'Italia. E così per il momento dovrà accontentarsi di riempire la casa di uomini d'onore, anziché di femmine disonorate.

venerdì 12 giugno 2009

Incubi e partenze

Qualcosa deve avermi fatto male ieri sera. Non so se sia stato il cous-cous preparato dalle mani incerte del mio coinquilino per il suo amico nomade, o gli sguardi lupeschi con cui quest'ultimo di tanto in tanto intercettava il mio sguardo mentre a cena impartiva lezioni di democrazia al ministro Bond e a Siculo Broker. Una mente tutt'altro che semplice quella del beduino, impenetrabile per le mie capacità telepatiche, tutt'un altro cervello rispetto ai deboli ammassi neuronici del mio convivente e del suo entourage.

Qualunque cosa sia stata a scombussolarmi, ho passato una notte da incubo. Stavo guardando un servizio tv sulla notizia del giorno, l'approvazione alla Camera della legge contro le intercettazioni con il voto favorevole degli onorevoli passacarte più ventuno voti omaggio di qualche irriducibile dialogante dell'opposizione. Preso sonno, è incominciato un sogno inquietante. Eravamo a villa Certosa, nella famosa magione degli orgasmi. Giulianone, integralmente nudo, parlava a uno scialbo, non meglio identificato interlocutore di sinistra anch'egli biotto come un gatto sfinge, e gli faceva un'accorata proposta: "Se accettaste che solo Berlusconi si occupasse della stampa, ci sarebbe finalmente pace politica in Italia! Il Giornale potrebbe essere il quotidiano di destra; il Foglio quello di sinistra. Tutti gli altri quotidiani non servirebbero più. Re d'Italia sarebbe il Telegatto". (In quel momento avvistavo, a grandissima distanza, il fotografo Zappadu appollaiato su un albero, nascosto tra le frasche, che sotto il teleobiettivo se la rideva...)

Mi svegliai di soprassalto. La conclusione della proposta del saggio ciccione, tanto inaspettata quanto incongruente, mi metteva di nuovo di fronte, dopo anni, l'immagine del felino catodico con la coda a forma di antenna, un mostruoso ibrido che è stato a lungo un mio incubo notturno ricorrente. Soprattutto nella sua forma di statuetta dorata ho sempre intravisto in lui un gatto spellicciato, finendo per identificarmici. È come specchiarmi in un Mr. Hyde dagli occhi ipnotici e il sorriso ebete, che si replica in migliaia di esemplari e salta di mano in mano a nani e ballerine.

Il dottor Randolf, con cui a suo tempo feci alcune sedute psicoanalitiche via internet, sostiene che tali incubi siano lo sfogo onirico delle mie contraddizioni esistenziali, che io inconsciamente rimuoverei. Essere il compagno felino di un imperatore dell'etere, che è al contempo capo di uno stato senza opposizione, secondo il dottore mi causerebbe delle crisi di coscienza, che la mia felinità mi imporrebbe di negare in ragione del quieto vivere domestico. Il Telegatto sarebbe quindi l'immagine che inconsciamente genererei per autopunirmi del fatto che non ascolto a dovere la mia coscienza.

Le teorie della psicoanalisi sono sempre interessanti ma anche inverificabili. È sospetto però che l'angosciosa bestia si riaffacci proprio ora che il mio convivente, e di riflesso anche la mia casa, soffrono le pene di una crisi senza precedenti: qualche settimana fa se n'è andata madonna Veronica con la sua perpetua; ieri, la famiglia ha perso un altro membro storico, il maggiordomo Ambrogio.

Il suo vero nome è Giosino Ferrigno, ma il mio convivente l'ha ribattezzato Ambrogio per amore dei cliché. Era venuto a servizio del mio balio da prima ancora che nascessi, più o meno ai tempi dell'affarone di Villa San Martino. Di famiglia liberale (suo nonno aveva servito Giolitti), ha sempre avuto un rapporto conflittuale con il suo padrone, che considerava un parvenu dai modi volgari, ma sembrava aver superato ogni riserva dopo un seminario di nicodemismo di due mesi in India nel 1995. In realtà, gocce giornaliere stillate dal signore facevano traboccare il vaso della sua autodisciplina. Ieri, finalmente, la rottura.

È entrato quasi in punta di piedi nello studio ovulare, dove il mio convivente stava giocando a strip Monopoly con una procace capitalista, e tenendo lo sguardo a terra ha annunciato le sue dimissioni. Il mio compagno ha allontanato la bella donna per concentrarsi su Ambrogio. "Tu quoque? Non sarai caduto anche tu vittima delle falsità della sinistra? Se ti servono ancora due mesi in India non ci sono problemi, lo sai". Ambrogio disse: "La ringrazio. Ma devo prendere una decisione. Non solo per me, ma anche per i miei parenti d'Argentina. Come lei sa, essi da tempo desiderano tornare in Italia, la terra dei nostri nonni. Lei gentilmente si era anche interessato a fargli avere la cittadinanza italiana in tempi brevi...". "Ebbene? Qualche problema? La burocrazia è lenta? Brunetta batte la fiacca?". "No, no, niente di tutto questo, anzi! I miei parenti mi hanno chiamato due giorni fa per dirmi che tutto si sta mettendo al meglio. Tra poco avranno i documenti". "E allora cosa c'è che non va?".

"È che qui in Italia mi sembra si stia mettendo peggio che in Argentina... Ieri ho raccontato ai miei parenti la cronaca della giornata: un dittatore nordafricano che in passato ha protetto terroristi internazionali ha parlato in un'aula del Senato della Repubblica inveendo contro gli Stati Uniti, e tirandole davvero una bella volata per il suo incontro con Obama lunedì. In serata è passata una legge che oltre a togliere alla magistratura inquirente uno strumento essenziale per la lotta contro la criminalità mette un bavaglio all'informazione come non ne esistono negli altri paesi democratici. La polizia ha nuovamente caricato degli studenti che manifestavano contro l'accoglienza festosa riservata al suddetto dittatore. A una studentessa che stava facendo una domanda è stato strappato il microfono dagli agenti di sicurezza".

"Quando gli ho raccontato queste cose, con l'animo pieno di tristezza, i miei parenti argentini sono rimasti a lungo in silenzio. Si sentivano solo in nostri respiri al telefono. Poi Giuseppe, mio cugino, ha detto: «No te preoccupe. Da mucho tiempo desideriamo riunirse e non sarà queto che noi fermerà. Domani vado a farte i documenti per diventare argentino. Vorà dire che quando ci arribano i pasaporti italiani, li stracceremo». Quelle parole mi hanno toccato il cuore. Ho visto la purezza e l'apertura di un paese giovane, forse più povero, ma anche più libero e gioioso. E ho deciso di partire."

"E va bene", ha commentato il capo. "In fondo ti posso capire. Le Argentine sono proprio bone. Magari ti vengo a trovare qualche volta. Ti chiamo prima così mi organizzi la compagnia femminile! Eh?". Ma Ambrogio ha tenuto lo sguardo a terra, senza più dire una parola. Poi si è voltato ed è andato in camera sua a fare le valigie. Stamattina l'ho seguito con lo sguardo nei suoi ultimi passi in questa casa. Arrivato davanti alla porta d'ingresso, ha esitato ancora un istante. Un ripensamento? No: si è voltato e mi ha guardato fisso negli occhi. Poi si è diretto verso di me. Per un momento mi sono visto in Argentina. Ma il bravo Ambrogio non aveva intenzione di rapirmi. Si è accovacciato davanti a me e mi ha detto: "È da un po' che seguo il tuo blog. All'inizio non ci potevo credere, ma una sera ho visto il belìno al computer, e quella sì che era una cosa davvero incredibile. Continuerò a leggerti da Buenos Aires, per sapere come stai e che aria tira da queste parti. Teniamoci in contatto via email, caso mai ti venisse voglia di evadere anche tu".

È stata la prima volta che Ambrogio mi ha parlato. Per riconoscenza ho socchiuso gli occhi per un paio di secondi. Poi l'ho accompagnato con lo sguardo alla porta, e l'ho visto scomparire dietro di essa. Allora mi sono alzato e sono andato a stravaccarmi sul divano, per recuperare le ore di sonno perse la notte prima.

domenica 7 giugno 2009

Di pettegolezzi lusinghieri, ospitalità veneree, cechi eccitati e ministri Bond

Il mio coinquilino gongola di felicità: non si è mai parlato tanto di lui nel mondo. Inoltre, da ominide medio di sesso maschile e razza mediterranea qual è, si compiace che si alluda alla sua iperattività sessuale nella villa dei piaceri. Inizialmente aveva provato a negare tutto e a rifare la verginità alla tenuta commissionando un reportage naturalistico in cui posavo in tutta la mia glabra nudità. Era già pronto il titolo del servizio fotografico per i rotocalchi di famiglia: "Ecco l'unico nudo integrale di Villa Certosa". In seguito però, El Pais ha mandato il piano all'aria pubblicando dei culi al vento.

Ma questo, come dicevo, anziché deprimere ha ringalluzzito il mio balio, che si è visto dipingere dalla stampa internazionale come un maratoneta del sesso e un anfitrione d'altri tempi, quando i sovrani usavano provvedere alla goduria dei loro regali ospiti con sapienti cortigiane, con buona pace di chi non ha sangue blu per capire queste raffinate garbatezze.

A dire il vero ci sono stati due piccoli episodi che me lo hanno un po' infastidito. Innanzitutto non ha garbato l'esibizione erettile di Topolanek, che già lo aveva ossessionato a Villa Certosa con la sua competitività, culminata con la sfida a chi pisciava più lontano. In secondo luogo non gli è andata giù la maligna insinuazione del Sunday Times sulla sua presunta impotenza: "Gli scagnozzi di Murdoch adesso esagerano", si è sfogato. "Porco passi pure, ma impotente proprio no". E ha chiamato il Ius-Feratu, il funereo avvocato del diavolo, per ordinargli di aggiungere anche il giornale inglese alla lista dei quotidiani da querelare.

Intanto è tornato alla ribalta della cronaca il ministro Bond, di cui avevo già raccontato in passato il sogno di diventare il nuovo 007. È bastato che papi scherzasse su un complotto internazionale tramato ai suoi danni da un'organizzazione sovversiva guidata dalla sinistra italiana perché costui prendesse la balla al balzo e si incaricasse di rovesciare questa nuova Spectre, che avrebbe centrale a Fucecchio e ramificazioni nelle maggiori capitali d'Europa. Per stroncare la cospirazione ha fatto in modo che gli agenti nemici, abilissimi a camuffarsi da innocui studenti Erasmus, venissero impossibilitati a nuocere all'ordine costituito e ha dato ordine che fossero estromessi dalle liste elettorali per le Europee in Olanda, Francia e Finlandia.

Precauzione inutile, il coinquilino vincerà anche stavolta. Il paese gattone lo ama, e quando va a letto sogna di essere a Villa Certosa. Ma senza Topolanek.

lunedì 1 giugno 2009

Di photoshooting in Sardegna, Guantanamo domestiche, domande difficili e risposte evasive

Sono stato via un po'. Sono tornato ieri da una vacanza a Villa Certosa, dove il mio coinquilino mi ha fatto portare in aereo blu per un servizio fotografico che apparirà sui tutti i suoi rotocalchi, quotidiani e televisioni a reti unificate. Vuole mostrare il lato ameno e naturalistico che ora regna nella sua reggia sarda, con quel contorno di animali e piante che ne fa un paradiso terrestre. Così intende far dimenticare al paese gattone il lato naturistico che vi ha regnato fino ad ora, dove un contorno di ignude gnoccone ne faceva un paradiso per i sensi di attempati maschi umani.

Con rammarico ho appreso dai giornali di tutte le volte in cui il mio convivente si sarebbe sottratto al mio condizionamento telepatico per andare ad animare come capo-harem i suoi festini sardi, spacciati in famiglia per vertici diplomatici. In tutte quelle occasioni mi ha privato dell'accesso alla sua mente semplice e quindi a internet. Spero che ora che tutt'Italia sa del suo passatempo preferito, egli non cerchi più riparo in luoghi superprotetti come la Costa Smeralda o in remoti suburbi come la circonvallazione di Casoria, ma organizzi i baccanali direttamente a casa.

La settimana in Sardegna è stata piacevole: clima mite, molte prede da cacciare e gatte di ogni razza con cui amoreggiare. Sembra che il luogo emani un'energia erotica irrestistibile che manda in calore ogni essere vivente. Forse è la sua storia recente, forse sono le vibrazioni orgasmatiche dei satiracci che ne hanno calcato il suolo. Forse, più prosaicamente, è solo che il mio coinquilino ne ha irrorato l'ambiente con abbondanti dosi di gas afrodisiaci, che la tramontana non è ancora riuscita a spazzare via.

Al mio ritorno ho scoperto che a qualcun altro era stata riservata una vacanza di tipo diverso. Le quattro menti più brillanti sul libro paga del mio coinquilino sono state riunite a formare una "unità di crisi" incaricata di rispondere a delle domande difficilissime, ben più impegnative di quelle delle olimpiadi matematiche o di "Chi vuol essere un milionario". Sono i quesiti del secolo: le 10 terribili domande di Repubblica.

Per favorire la concentrazione dei quattro saggi, il mio coinquilino li ha fatti segregare per due settimane nella cantina di casa, trasformata per l'occasione in una Guantanamo domestica con tanto di strumenti di tortura e carcerieri originali della prigione cubana, ora acquistabili a buon prezzo su eBay dopo lo smantellamento del centro di detenzione ordinato da Obama. Sono arrivato giusto in tempo per vedere uscire i quattro alla fine del loro corpo a corpo con i dieci enigmi, del tutto irriconoscibili.

Giulianone sembrava reduce da un campo di digiuno nel periodo del Ramadan: i rotoli della panza sgonfi e cadenti fino alle ginocchia a formare una fisarmonica di carne disgustosa, il volto smagrito, gli occhi freneticamente alla ricerca di un panino al prosciutto. Neanche la tortura di Luttazzi lo avrebbe potuto segnare a quel modo.

Dietro al bestione si è profilata poi la vampirea sagoma del sacerdote delle leggi, l'inventore di lodi per il sovrano che oggi si intonano in vari tribunali della Repubblica. La faccia era quella di sempre: un calco bronzeo che dei fabbri-chirurghi hanno eternamente fissato in un ghigno sorcesco, capace di farmi avvampare di istinti predatori ogni volta che mi appare davanti. Ma a fronte di quell'inalterabile tegame battuto, i capelli bagnati e gli occhiali appannati tradivano una passione per il waterboarding. Infine è emerso Telesina, pallido dopo quindici giorni senza lampade UVA e con gli occhi incavati dall'oscurità, sorretto da una specie di varano che poi ho riconosciuto in una vecchia conoscenza dell'imperatore.

Scortati dagli ex-marines, i quattro sono stati condotti nello studio ovulare del mio convivente, che li aspettava col cipiglio di una sfinge (non immaginate quanto serio riesca a restare in privato). Felinamente, ho seguito la processione: non mi sarei mai perso la soluzione dei quesiti. Il cereo Telesina ha preso la parola per annunciare che nonostante due settimane di tentativi, l'unanimità non era stata raggiunta. Si sarebbe dunque proceduto con la presentazione delle soluzioni proposte da ciascun saggio separatamente.

Ha incominciato Giulianone, aspirando per prima cosa la dozzina di tramezzini che gli erano stati offerti per aiutarlo a riprendere le forze. Con la bocca ancora piena disse che non capiva dove stava il problema: "Ma chi ha detto che non si può trombare una diciassettenne?". A un gesto della mano del mio convivente i forzuti di Guantanamo lo hanno subito ricondotto in cantina.

La parola è passata quindi a faccia di bronzo. Con l'aria professionale dell'avvocato ha messo mano alla sua cartelletta portadocumenti e ne ha tirato fuori le domande di Repubblica, si è schiarito la gola e ha incominciato a leggerle una per una. Ha iniziato confutando la prima con un saggio di magniloquenza forense: «Ma dai, ma va là, ma sono domande da farsi, ma va avanti, ma dai, va là». Alla seconda ha opposto invece un: «Ma dai, ma è possibile, ma mi faccia il piacere, ma va là». Aveva appena iniziato a rispondere anche alla terza quando un altro gesto della mano del capo ha indicato ai carcerieri che la lezione di retorica poteva proseguire nei sotterranei.

Telesina ha tenuto fede alla sua reputazione di colomba: "Ci parlo io con questi di Repubblica, ci stanno tanti miei ex-colleghi, sai. Concordiamo delle risposte, tu correggi un po' quello che hai detto da Vespa, dici che hai in parte alterato la verità ma solo per proteggere la famiglia Letizia. Tu fai la figura dell'eroe che si sacrifica per il più debole, Repubblica ottiene soddisfazione davanti alla stampa internazionale e siamo tutti amici come prima". Con un sorriso angelico Telesina lasciò cadere lo sguardo sulla mano del presidente, che questa volta non si mosse.

Fu allora che intervenne il varano. Con la sua saggezza dinosaurica sentenziò: "Tu hai già detto de tutto, embeh? E mo je dici che nun hai mai detto gnente. Due più due fa quarantotto, lo dice er lodo Arfano. Sei l'imperatore de Roma, la puoi brucià e metterte a suonà a lira: te verranno sotto ar barcone a applaudì. Buttaje un po' de panem, mettije un po' de ciccenses in tivvì che se ne stanno boni boni. Ahò, magari per due o tre mesi le gnocche le lasci a Emijio Fede, vedi mai che sti repubblicani te seguono fin ner cesso con la macchina fotografica a tracolla. Nun te fa trovà, nun te devi fa trovà. Te ricordi che je dicesti a la Manna? Fatte 'na vacanza!".

Alla sfinge rispuntò finalmente il sorriso a trentadue denti. Congedò tutti e chiamo l'ANSA per dare al mondo la notizia del giorno: che lui non aveva mai detto niente. Niente di niente.